Guida dopo aver assunto stupefacenti: cosa cambia con la sentenza della Corte costituzionale n. 10/2026

Dal 14 dicembre 2024 l’art. 187 del Codice della Strada punisce “chiunque guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope”. La legge n. 177/2024 ha infatti eliminato il riferimento allo “stato di alterazione psico-fisica”, che per anni era stato il cuore della fattispecie.

Letta alla lettera, la norma avrebbe consentito di punire anche chi si mette alla guida giorni o settimane dopo un’assunzione ormai priva di effetti. Su questo punto sono intervenuti i G.I.P. di Macerata, Siena e Pordenone, che hanno sollevato questione di legittimità costituzionale.

Che cosa ha deciso la Corte

Con la sentenza n. 10/2026, depositata il 29 gennaio 2026, la Corte costituzionale ha dichiarato le questioni non fondate “nei sensi di cui in motivazione”. La norma resta in vigore, ma va interpretata in modo restrittivo, in conformità ai principi di proporzionalità e di necessaria offensività del reato.

Secondo la Corte, il reato sussiste soltanto se la guida avviene entro un lasso di tempo in cui è ragionevole presumere che la sostanza produca ancora un effetto di alterazione sul conducente. Deve trattarsi di una condotta che crei, per la sicurezza della circolazione, un pericolo significativamente superiore a quello insito in ogni guida.

Come si prova il reato

La Corte ha precisato che non occorre più dimostrare un effettivo stato di alterazione. Non basta però la prova di un’assunzione avvenuta in passato.

Occorre accertare, in un momento cronologicamente prossimo alla guida, la presenza nei liquidi corporei di sostanze che, per qualità e quantità e in relazione alla singola matrice biologica analizzata, risultino idonee ad alterare le condizioni psico-fisiche di un assuntore medio.

Perché l’esame delle urine può non bastare

Le diverse matrici biologiche hanno finestre di rilevazione molto diverse. Nelle ordinanze di rimessione si ricorda che le urine possono rivelare tracce anche a distanza di giorni o settimane, mentre il sangue restituisce un dato più vicino al momento dell’assunzione.

Un risultato positivo sulle sole urine, quindi, non dimostra di per sé che la sostanza fosse ancora attiva al momento della guida. È un aspetto che va verificato caso per caso, sugli atti dell’accertamento.

Che cosa fare se si riceve una contestazione

  • Conservare tutti i verbali e la documentazione degli esami.

  • Verificare tipo di prelievo, orari, metodiche di laboratorio e risultati quantitativi.

  • Valutare l’opposizione all’ordinanza prefettizia di sospensione della patente, da proporre al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla notificazione.

  • Nei casi più complessi, valutare il supporto di un consulente tossicologo.

Per un quadro completo dell’assistenza in questa materia si veda la pagina dedicata alla guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di stupefacenti.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e non sostituiscono una consulenza sul caso concreto.